3.3 Fauna

La fauna del Delta del Po

La fauna presenta una notevole variabilità in tutte le sue componenti. Gli ambienti acquatici e le zone umide in generale ospitano comunità molto caratteristiche, dove spesso si trovano specie con ristrette esigenze ecologiche e pertanto fortemente vincolate a questi habitat.

Considerando che negli ultimi decenni vi è stato un enorme impatto antropico su buona parte dei territori costieri e di pianura della penisola italiana con una drastica diminuzione delle aree naturali, il Delta del Po si prospetta come uno degli ultimi complessi superstiti e meglio conservati delle zone umide italiane.

Quest’area è fondamentale per le funzioni di protezione, conservazione e diffusione della grande biodiversità presente.

Gli invertebrati sono innumerevoli e, nonostante siano ancora in corso vari studi di approfondimento, sono note alcune specie di grande valore. Tra queste ricordiamo: la polissena (Zerynthia polyxena), il licenide dei prugni (Satyrium pruni), varie cicindele (Cylindera trisignata, Cicindela majalis, Calomera littoralis) e altri coleotteri piuttosto rari (Carabus cancellatus, Scarabaeus semipunctatus, Polyphylla fullo, Acinopus ammophilus, Osmoderma eremita). Valutando acque dolci, salmastre e salate si contano oltre 50 specie di pesci, fra queste citiamo due interessanti specie eurialine: l’anguilla (Anguilla anguilla) e lo storione cobice (Acipenser naccarii), che compiono migrazioni per scopi riproduttivi dal mare alle acque interne e viceversa.

Fra i rettili e gli anfibi complessivamente sono presenti una trentina di specie, alcune particolarmente rare come la rana di Lataste (Rana latastei) e il pelobate fosco (Pelobates fuscus). Fra i rettili invece sono presenti la testuggine palustre europea (Emys orbicularis) e la testuggine terrestre di Hermann (Testudo hermanni). 

Il Delta del Po ospita oltre 40 specie di mammiferi. Notevole è la presenza del cervo della Mesola (Cervus elaphus), l’unica popolazione autoctona dell’Italia peninsulare. I cervi della Riserva Naturale del Bosco della Mesola (FE) rappresentano un’entità faunistica di estrema rilevanza dal punto di vista zoogeografico, ecologico, conservazionistico e storico. Hanno dimensioni corporee modeste, scarso dimorfismo sessuale e palchi semplificati, caratteristiche tipiche di popolazioni adattate ad ambienti poco produttivi. Possiedono inoltre un genotipo mitocondriale unico, con una sequenza significativamente diversa da quelle di altre popolazioni di cervo rosso.

Infine gli uccelli, gli animali più visibili ed affascinati del Delta del Po che grazie all'avifauna diventa la più importante area ornitologica italiana e una delle più rilevanti d’Europa. Questo straordinario valore è dovuto alla grande complessità ambientale che supporta quasi 400 specie osservabili in tutti i periodi dell’anno, poiché spesso ci troviamo di fronte a individui non solo nidificanti, ma anche migratori, estivanti e svernanti.

Quest’area è una delle principali mete per i birdwatchers di tutta Italia ed anche Europa, qui infatti si possono osservare con una certa regolarità anche specie piuttosto rare come il mignattaio (Plegadis falcinellus), la spatola (Platalea leucorodia), l'oca selvatica (Anser anser), la canapiglia (Anas strepera), la moretta tabaccata (Aythya nyroca), il quattrocchi (Bucephala clangula), la gru (Grusgrus), il fratino (Charadrius alexandrinus), la beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), il beccapesci (Sterna sandvicensis), il gufo di palude (Asio flammeus), la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il pendolino (Remiz pendulinus), il basettino (Panurus biarmicus), il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus) e lo Strillozzo (Miliaria calandra).

NATURA- BIOSFERA DELTA PO

LA SPECIE ALIENE

Anche nel territorio del Delta è presente il fenomeno delle specie aliene, ovvero la diffusione di piante e animali al di fuori delle loro aree di origine.

Tale fenomeno ha avuto origine in tempi remoti, basti pensare al fagiano introdotto dall’Asia degli antichi Romani; negli ultimi decenni tuttavia ha subito una brusca accelerazione. La globalizzazione infatti, in termini di turismo, viaggi e transazioni commerciali, ha causato lo spostamento di un gran numero di animali e piante al di là delle barriere naturali che ne limiterebbero naturalmente la diffusione.
Quando una specie aliena trova un ambiente favorevole, sottraendo spazio e risorse alle specie autoctone, modifica l’equilibrio ambientale e innesca un processo di estinzione e di impoverimento della biodiversità.

Una di queste è la nutria o castorino, diffusa ormai lungo i corsi d'acqua in tutta l'area padana. Originaria del Sud America, la nutria somiglia ad un grossissimo topo. Allevata negli anni 70 per la pelliccia, la nutria fuggì o fu deliberatamente liberata dagli allevamenti diventando un flagello: si nutre anche di piante coltivate; scava tane profonde negli argini, arrivando a danneggiare le strutture idrauliche; utilizza come punti di vedetta spesso nidi di uccelli acquatici, cui di fatto impedisce di completare il ciclo riproduttivo. Date le sue dimensioni e la sua capacità di resistere tenacemente agli attacchi, non ha nemici naturali: al massimo le volpi possono catturare qualche individuo giovane.

Un altro alieno che ha messo salde radici nei corsi d'acqua dell'Emilia Romagna è il pesce siluro, “il coccodrillo del Po” che può superare i due metri. Originario dell'Europa Orientale, è arrivato nel Po e nei suoi affluenti intorno agli Anni 70, forse liberato da laghetti per la pesca sportiva, e appena è un po' cresciuto non teme più nulla, tranne le reti e le lenze dei pescatori. Il suo arrivo ha provocato come un terremoto negli equilibri naturali: è entrato in competizione con lucci e storioni per la cattura delle prede, fa strage di altri pesci e anche di anfibi e uccelli acquatici. Si calcola che il pesce siluro costituisca ormai il 27% della biomassa del Po.

E' un flagello per gli ambienti umidi anche il gambero rosso della Louisiana, anche lui evaso negli anni ‘70 da qualche stabilimento di acquacoltura o forse da un acquario, data la sua livrea vistosa. E' considerato una bomba ecologica: ha già colonizzato gran parte del territorio italiano, non ha nemici naturali, è molto prolifico e vorace. Non teme il caldo, il freddo e la siccità: è in grado di respirare anche aria e si rifugia in reticoli di tane che riducono gli argini ad un groviera, facendoli talvolta crollare.


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