4.3 Pesca

La situazione attuale e le prospettive di sviluppo della pesca, dell'itticoltura e della molluschicoltura nel Delta del Po

La pesca occupa un posizione di primo piano nel territorio del Delta del Po arrivando in alcuni luoghi ad essere la principale occupazione. Si tratta di un settore molto articolato con sezioni che continuano nel tempo le attività tradizionali, ad esempio le valli da pesca, mentre altre situazioni piuttosto dinamiche hanno visto rapidi sviluppi negli ultimi anni, come ad esempio la mitilicoltura.

Le valli da pesca sono corpi d’acqua separati dalle lagune da arginature e in cui la circolazione dell’acqua è artificiale, poiché il livello medio dell’acqua è in genere al di sotto di quello marino. Si caratterizzano rispetto alle lagune per la maggiore complessità ambientale e per l’assenza delle maree. Le valli da pesca sono state preservate dalla bonifica grazie alla forte cultura locale di vallicoltura tradizionale estensiva, basata sulla naturale migrazione primaverile degli avannotti all’interno delle valli, dove crescono senza alimentazione artificiale, ed alla loro successiva migrazione verso il mare.

La pratica nasce sfruttando un comportamento piuttosto comune tra i pesci marini costieri che in fase giovanile, per sfuggire alla presenza dei predatori, tendono a concentrarsi verso il litorale penetrando nei canali, negli estuari e negli ingressi lagunari. Questo fenomeno viene sfruttato facendo entrare dentro le valli il novellame, per poi chiudere gli accessi al mare fino alla completa crescita dei pesci in ambiente protetto. Col tempo le pratiche si sono evolute ed oggi in molti casi è comune procurarsi il “novellame da semina” attraverso apposite pesche di trasferimento dal mare alle valli. Fra le principali specie interessate da questa pratica ci sono branzini, spigole, sogliole, cefali, orate, passere, latterini ed anguille.

L’anguillicoltura delle Valli di Comacchio ha avuto un grande sviluppo in passato e ancora oggi costituisce un settore di notevole interesse. Nelle Valli di Comacchio l'anguilla trova infatti un habitat ottimale. Sfruttando l'influenza delle maree sull'istintivo spostarsi delle anguille, ancora oggi si utilizzano le antiche tecniche di pesca come il lavoriero, un intricato sistema di sbarramenti e griglie mobili, anticamente realizzato in legno e canna a forma di freccia, posto in prossimità dell'imbocco dei canali che collegano le valli al mare. L'anguilla marinata delle Valli di Comacchio costituisce la lavorazione più tipica del pesce di valle. Proprio per valorizzare le tradizioni locali, è stato ripristinato all'interno della Manifattura dei Marinati, in centro a Comacchio, l'antico metodo di lavorazione dell'anguilla previsto da un regolamento del 1818.

Oggi l’anguilla marinata è anche Presidio Slow Food.

Esiste anche una frazione relativamente minore di specie di acque dolci allevate in valle e che tipicamente fanno riferimento al mercato di Porto Viro: si tratta soprattutto di luccioperca, carpe, carassi e siluri.

Le valli da pesca sono un particolare tipo di zona umida salmastra che può fungere da esempio di come sia possibile coniugare un’attività economica attuale con pratiche tipiche della tradizione, in un contesto ambientale ricco di biodiversità creato dall’intervento umano. La vallicoltura estensiva contribuisce al mantenimento e alla protezione di habitat e specie di notevole importanza; si veda ad esempio il progetto LIFE Natura LIFE09NATIT000110 che ha portato alla stesura di una convenzione tra vallicoltori ed aree protette, in cui è riconosciuta la funzione di conservazione alla vallicoltura.

Nel comparto della pesca è stata introdotta una grossa novità a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, con l’avvio dell’allevamento dei molluschi, in particolare delle cozze prima e delle vongole poi, che ha avuto un notevole impatto economico ed un forte sviluppo, trasformando la logica stessa della pesca. Si è passati infatti da una dipendenza dalle risorse offerte dal mare, che vengono di volta in volta pescate o raccolte, ad una vera e propria “coltivazione in mare” delle risorse.

La raccolta delle cozze si è sviluppata negli anni '60 a partire dalla Sacca degli Scardovari e successivamente estesa in molte altre aree del Delta. Grazie alla sua straordinaria qualità, la Cozza di Scardovari (Mytilus galloprovincialis) è il primo mollusco italiano ad aver ottenuto, nel 2013, il riconoscimento europeo della Denominazione di origine protetta (DOP) ed il quinto prodotto ad appartenere alla categoria “Pesci, molluschi, crostacei freschi” a livello nazionale. 

La particolarità che lo distingue è dovuta proprio alle caratteristiche dell'ambiente del Delta del Po, e in particolare della Sacca di Scardovari, un'insenatura situata nell’area meridionale del delta, dove le correnti d’acqua dolce incontrano l'acqua di mare salata. Negli impianti galleggianti, che impiegano sistemi di allevamento in sospensione, i molluschi chiamati localmente peoci, formano delle fitte colonie che arrivano a diversi metri di profondità. L'attenzione alla gestione dei vivai e alle specifiche tecniche di raccolta e depurazione, che mirano a conservare le pratiche tradizionali e a salvaguardare l’ambiente naturale, garantiscono le speciali caratteristiche organolettiche e nutrizionali del prodotto.

Le raccolte di vongola comune (Chamelea gallina) e di vongola verace (Tapes decussatus) sono molto diffuse nel delta del Po. Tuttavia negli ultimi anni ha avuto un grande sviluppo l’allevamento della vongola verace filippina (Tapes philippinarum) grazie alla quale c’è stata una notevole crescita produttiva ed economica (l'Italia è diventata il maggior produttore comunitario).

La Sacca di Goro per l’Emilia-Romagna e la Sacca degli Scardovari per il Veneto sono le principali aree vocate per questa attività che si basa su veri e propri campi di vongole ottenuti sul basso fondale costiero in base alle concessioni rilasciate ai pescatori. Sulla costa nei pressi di Goro (FE) l’acquacoltura rappresenta un fenomeno recente, sviluppatosi negli ultimi 15 anni, a seguito dell’importazione e della rapida diffusione della vongola verace filippina.

Sul piano commerciale, la rapida crescita di questo settore ha provocato elevate spinte alla vendita del prodotto, a volte senza consentire un’adeguata strategia di mercato, né azioni di valorizzazione. Basti pensare che per alcuni anni la zona di Goro ha detenuto quote pari al 50-60% dell’intero mercato nazionale di vongole veraci, in buona parte commercializzate, sia in Italia che all’Estero, tramite grossisti.

Per quanto riguarda la coesistenza tra uomo e biosfera, la vongolicoltura offre un notevole banco di prova per il futuro poiché si tratta di gestire un complesso sistema di interazioni ambientali relativamente allo sfruttamento di una risorsa. Ricordiamo infine che è relativamente diffusa anche la mitilicoltura con minori implicazioni ambientale.

Lungo la costa, ad esempio a Porto Garibaldi, sono presenti aree fortemente vocate alla pesca marittima commerciale, con una vasta flotta e una storica e consolidata tradizione in questo settore, tramandata di generazione in generazione. Altre aree, come ad esempio Pila, non hanno tradizione in tal senso, ma dimostrano un trend tendenzialmente in crescita. Il principale prodotto della pesca marittima è costituito dal pesce azzurro, un insieme di varie specie, soprattutto alici e acciughe, con caratteri simili che si denotano per le ridotte dimensioni, da colorazione dorsale tendente spesso al blu o in qualche caso verde e colorazione ventrale argentea; sono solitamente pescati in grandi quantità per cui il costo è generalmente ridotto.

Un discorso a parte meritano alcune forme di pesca legate alla tradizione, allo sport e al tempo libero, che si caratterizzano per il volume relativamente ridotto, ma che dimostrano una forte connessione con alcune forme di turismo. Ci riferiamo in particolare alla pesca con padellone (o bilancione), pesca con canna, pescaturismo e pesca sportiva. La pesca occupa una posizione di primo piano nel Delta del Po arrivando in alcuni luoghi ad essere la principale occupazione. Si tratta di un settore molto articolato con sezioni che continuano nel tempo le attività tradizionali (ad esempio le valli da pesca), ed altre situazioni piuttosto dinamiche che hanno visto rapidi sviluppi negli ultimi anni, come ad esempio la mitilicoltura.

Verso un futuro sostenibile

A livello internazionale abbiamo due standard particolarmente diffusi per la pesca sostenibile: lo standard MSC (Marine Stewardship Council) ed il FOS (Friend of the Sea).

Recentemente (10 dicembre 2015) il Consorzio Mare Adriatico di Chioggia è stata la prima azienda in Italia e nel mare Mediterraneo ad ottenere la certificazione MSC per la pesca delle acciughe e sardine. Analogamente è in corso la valutazione la certificazione per la cooperativa OP Bivalvia Veneto, che opera nella zona di Venezia e Chioggia per la raccolta della vongola comune (Chamelea gallina).

La certificazione con il marchio blu MSC aiuta il consumatore a riconoscere facilmente i prodotti pescati secondo questi tre criteri fondamentali:

  • La pesca deve lasciare in mare abbastanza pesci per far sì che lo stock possa riprodursi e l’attività di pesca possa così proseguire nel tempo.
  • La pesca deve essere effettuata in modo da minimizzare il suo impatto, consentendo a piante e animali marini di prosperare.
  • La pesca deve essere gestita dalle aziende in modo responsabile e nel rispetto delle leggi vigenti.

Allo stato attuale non sono note aziende di pesca o acquacoltura certificate FOS nel nord Adriatico. Le certificazioni di prodotto sostenibili riferite ad aziende produttrici presenti sul nostro territorio per ora non mostrano molta diffusione, tuttavia anche in Italia si sono avviate diverse campagne per responsabilizzare ed informare i consumatori, ed è quindi probabile che in futuro tale settore di mercato acquisti una sempre maggiore rilevanza. Un notevole aiuto in questo senso è giunto a partire dal 2014 con le nuove norme per l’etichettatura dei pesci in cui si forniscono ai consumatori le informazioni necessarie per giungere ad una decisione consapevole. Riportiamo ad esempio i seguenti siti: consumaregiusto, pesce sostenibile, guida al consumo ittico mangiamoli giusti


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